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Archivio per maggio 2009

Un sito dedicato alla lettura

28 maggio 2009

http://www.letturaweb.net

 

Si tratta di un sito dedicato alla lettura. Vuole offrire della lettura una chiave interpretativa che si sa incompleta e tendenziosa, come è dichiarato nella presentazione del sito.

“Incompleta:

a) ogni proposta di lettura è selettiva. Di più: ogni atto di lettura è selettivo. Lo sono entrambi per necessità e per fortuna.

Di fronte alla sovrabbondanza di pubblicazioni, una proposta di lettura che non operasse scelte anche draconiane si ridurrebbe a un elenco superfluo e quindi inquinante. E la selettività della lettura è anche la sua fortuna perché grazie a questa essa si separa definitivamente da ogni pratica decifratoria, indifferenziata e inerte. Leggere è sempre un eleggere.

b) la scelta della selettività (che sarebbe come dire una scelta elevata al quadrato) paga il prezzo della rinuncia alla completezza, ma nello stesso tempo la addita come illusione colpevole. Deporre l’ansia di esaustività rappresenta anche una dichiarazione a favore di una bibliografia aperta, emendabile, cosciente del proprio limite costituitivo e dunque mai conclusa.

Tendenziosa:

a) si rivolge al lettore (curioso e critico) e non allo specialista (anche se si picca di non essergli inutile).

b) si propone di segnalare opere con criteri suggeriti dalla passione e non dall’erudizione. Utilizza i canali della lettura divergente (si veda la navigazione per rimandi che accompagna ogni segnalazione).

c) attua alcune esclusioni disciplinari (es. si concentra sulla lettura e quindi omette quasi tutti i libri sul libro, salta a piè pari i campi della bibliografia, della bibliologia, della biblioteconomia, trascura anche il campo della letteratura infantile e della storia dell’editoria, il tutto con le dovute eccezioni). Per il carattere di questo lavoro non è stato possibile, salvo casi isolati, citare importanti contributi che sono stati ospitati su riviste.

d) sarà colpevole di molti altri peccati e di questi preventivamente e sinceramente si dichiara contrita. Ma l’onere della prova, come sempre, è lasciato al lettore.


Attualità del concetto di “comunità educante”

28 maggio 2009

Salvatore Colazzo

Attualità del concetto di “comunità educante”

Intervento al Convegno organizzato in occasione della presentazione del libro

La scuola come bene comune: è ancora possibile?

Atti del XLVII Convegno di Scholé, Editrice La Scuola, Brescia, 2009  (ISBN 978-88-350-2428-6)

Lecce, Auditorium del Museo “S. Castromediano”, 25.05.2009

Per scaricare  il file audio dell’intervento >>>

La prospettiva bio-pedagogica

15 maggio 2009

27.06.2009: Salvatore Colazzo relaziona sul tema

“La prospettiva bio-pedagogica.

Una nuova frontiera per la ricerca educativa”

nell’ambito del

Convegno di studio

LA RIABILITAZIONE NEUROCOGNITIVA

Principi teorico-pratici. Stato attuale e prospettive future

Istituto-Centro di Riabilitazione

dei Padri Trinitari di Gagliano del Capo (Lecce)

25-27 giugno 2009.

Per visionare il dépliant >>>

Presentazione del libro “Le ricadute della formazione”

15 maggio 2009

Le ricadute della formazione

Presso l’ex Convento degli Agostiniani in Melpignano (Lecce) alle ore 19,00 del 14.05.2009:

Presentazione del libro 

F. Bochicchio – F. Grassi (a cura di), Le ricadute della formazione,

Amaltea edizioni, Melpignano (Lecce), 2009.

Intervengono:

Dott.ssa Ada Manfreda

Prof. Nicola Paparella

Prof. Salvatore Colazzo

Prof. Franco Bochicchio

Preiscrizioni universitarie 2009-2010

9 maggio 2009

È stato pubblicato sul sito del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca – MIUR il Decreto del Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca del 27 aprile 2009, riguardante le “Prescrizioni universitarie a.a. 2009/10 – Modalità di effettuazione”.

Decreto del Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca del 27 aprile 2009

Partenariato pubblico-privato: norme per la comunicazione

9 maggio 2009

È stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 84 del 10 aprile 2009 (Serie Generale) la Circolare 27 marzo 2009 della Presidenza del Consiglio dei Ministri, relativa ai “Criteri per la comunicazione di informazioni relative al partenariato pubblico-privato ai sensi dell’articolo 44, comma 1-bis del decreto-legge 31 dicembre 2007, n. 248 convertito, con modificazioni, dall’articolo 1, comma 1 della legge 28 febbraio 2008, n. 31”.

Circolare 27 marzo 2009 della Presidenza del Consiglio dei Ministri

Elezioni per costituzione Commissioni concorsi professori e ricercatori

9 maggio 2009

È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 84 del 10 aprile 2009 (Serie Generale) il Decreto del Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca del 27 marzo 2009, relativo alle “Modalità di svolgimento delle elezioni per la costituzione delle commissioni giudicatrici di valutazione comparativa per il reclutamento dei professori e dei ricercatori universitari”.

Decreto del Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca del 27 marzo 2009

Contratti per lavori servizi e forniture nel pubblico

9 maggio 2009

È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 80 del 6 aprile 2009 (Serie Generale) il Provvedimento del 15 gennaio 2009 dell’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, riguardante il “Regolamento in materia di attività di vigilanza e accertamenti ispettivi di competenza dell’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture di cui all’articolo 8, comma 3, del decreto legislativo n. 163/2006

Provvedimento del 15 gennaio 2009 dell’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture

L’Odissea di Brie a Lecce

3 maggio 2009

Ieri sera (3 maggio 2009) ho assistito all’Odissea di Cesar Brie a Lecce. Mi è piaciuta, ma non mi ha entusiasmato. Quando si passa dal mito alla contemporaneità, il passaggio è brusco e si sfocia spesso nell’ideologico. C’è spesso il passaggio al registro ironico, se non francamente comico, ma talvolta risulta posticcio. Quando interviene il testo omerico,  è troppo “parlato”. Quando intervengono prepotentemente i corpi a narrare, sono troppo esibiti. Uno spettacolo con una durata impegnativa, che si sarebbe tranquillamente potuto contenere nella metà del tempo senza perdere praticamente nulla. Buona l’intuzione della scenografia. Notevole l’attrice che interpreta Calipso. Bella l’idea di Nausica sui trampoli. Gustose le musiche.

 

Costumi Giancarlo Gentilucci, Teatro de los Andes – Scenografia Gonzalo Callejas – Musica Pablo Brie – Direzione musicale Lucas Achirico – Organizzazione Giampaolo Nalli, Marina Chávez Prudencio – Aiuto regia Daniel Aguirre, Alice Guimaraes – Testo, regia, luci César Brie – Produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione, Fondazione Pontedera Teatro, Armunia Festival – Castiglioncello

Personaggi e interpreti: Lucas Achirico (Nestore, Antinoo, Alcinoo, Tiresia, Laertes, Argos, Femio, migrante) – Gonzalo Callejas (Ulisse, Procio, Menelao, migrante) – Mia Fabbri (Penelope, Ermione, Coppiera, migrante, funzionaria, vacca) – Alice Guimaraes (Atenea, Elena, Circe, migrante) – Karen May Lisondra (Calipso, Schiava, Procio, Anticlea, migrante, funzionaria, vacca) – Paola Oña (Afrodita, Schiava, Euriclea, troyana, migrante, anima, funzionaria, vacca) – Ulises Palacio (Zeus, Eurimaco, Polifemo, fidanzato, marinaio, anima, migrante) – Julián Ramacciotti (Telémaco, marinaio, anima, migrante) – Viola Vento (Nausicaa, Melanto, troyana, migrante, anima, funzionaria, vacca)

 

Riporto, a titolo di appunto, due recensioni reperite sul sito “Non solo cinema” (reperibile all’indirizzo: http://www.nonsolocinema.com)

L’ULISSE UMANO DI CESAR BRIE

di Eugenia De Nicola
Pubblicato venerdì 24 aprile 2009 - NSC anno V n. 14

L’ Ulisse di Cesar Brie parla in italiano con accento sudamericano. Non assomiglia affatto all’iconografia classica che lo ritrae con lineamenti ieratici e barba, fisico scultoreo. È sì dilaniato dalla nostalgia per la sua Itaca, ma è anche avvinto dalla passione voluttuosa per la bella dea Calipso che lo tiene prigioniero nella sua isola. In scena non si respira l’aria solenne della mitologia perché l’intento di Cesar Brie è quello di mostrare l’Ulisse veramente umano e migrante, con le sue paure e con le sue debolezze e infedeltà; un uomo come tanti, in lotta col suo destino e con se stesso. Anche gli altri personaggi perdono la loro aura: Calipso, Circe, Nausicaa, che nel poema omerico vengono conquistate dall’affascinante naufrago, sono qui delle divertenti caricature di donne in preda a gelosia e desideri carnali, il tutto espresso in modo originale e coinvolgente con l’uso acrobatico e autoironico del corpo. Menelao, re di Sparta, sembra un mariachi intento solo a far baldoria e simpaticamente indulgente nei confronti di Elena; Telemaco è un bonaccione in balia dei Proci. Ma il punto di vista di Brie non è solo allegro: c’è la guerra, la violenza cruda verso le donne, la pazienza infinita di queste e la loro solitudine, la separazione.

In alcuni momenti Ulisse lascia il Mediterraneo per il Sudamerica e qui racconta la triste storia di quei migranti costretti anch’essi a lasciare la propria patria, sia essa Guatemala, Perù o Bolivia, per cercare fortuna nei paesi ricchi o salvezza da guerre, a fare lavori pesanti e umili, mentre da quei paesi i turisti ignoranti e presuntuosi invadono il loro. Ecco allora che Scilla e Cariddi sono mostri attuali, che causano la morte a chi tenta la traversata dalla Colombia. In questo spettacolo Cesar Brie riprende le tematiche a lui care dei migranti e del loro destino, come aveva già fatto nel precedente lavoro “ Il cielo degli altri”, e la rilettura dei poemi epici come nella sua ”Iliade”. Il regista argentino prende spunto anche dalla sua personale esperienza di “esilio” e da quella dei suoi attori, nonché dalla situazione della Bolivia, paese dove ha fondato la sua compagnia del Teatro De Los Andes.

La scenografia è essenziale, solo canne di bambù attaccate al soffitto e ripetutamente fatte scorrere per creare atmosfere diverse. Ma sono i corpi degli attori a riempire lo spazio con la loro energia e presenza scenica, con i bellissimi costumi di Giancarlo Gentilucci e del Teatro de los Andes, nonché le suggestive musiche di Pablo Brie dal sapore tribale. Uno spettacolo carico di emozioni, di gioia e disperazione insieme.

 

“ODISSEA” DI CÉSAR BRIE E TEATRO DE LOS ANDES

COME UNA SPECIE DI SORRISO

di Marianna Sassano
Pubblicato domenica 3 maggio 2009 - NSC anno V n. 15


Penzolano i 110 bambù della scenografia dal soffitto, le luci sul palco sono spente, rimangono accese solo quelle della sala. Il brusio fra il primo e il secondo atto di Odissea è fatto di primi commenti, gente in piedi, crocchi di chiacchiere. Ci siamo distratti: dentro allo spettacolo ancora, ma, per quindici minuti, quasi fuori. Eppure, sul palcoscenico del Teatro Toniolo di Mestre, qualcosa continua ad accadere: nella penombra, vagamente ignorato, César Brie lava il pavimento.

La sincerità di un lavoro passa anche attraverso questi particolari. Così come passano l’onestà intellettuale, la fusione indeterminata, al di là dei ruoli, con ciò che si sta facendo. Il che è elemento programmatico del Teatro de Los Andes, fa parte della sua stessa storia di comunità teatrale che vive e lavora insieme, a Sucre, in Bolivia. Dunque non dovrebbe stupire: eppure, avere davanti agli occhi l’immagine di uno dei maestri della scena mondiale armato di straccio e secchio, è di una potenza politica e ideologica singolare.

César Brie che lava il pavimento non è diverso dal César Brie che scrive il testo di Odissea. O dal César Brie che monta lo spettacolo in due anni di dedizione, di confronto con il gruppo (Lucas Achirico, Gonzalo Callejas, Mia Fabbri, Alice Guimaraes, Karen May Lisondra, Paola Oña, Ulises Palacio, Julián Ramacciotti, Viola Vento), di certosina composizione di mito, storie e fatiche personali, riflessione politica, cronaca quotidiana. Odissea non porta su di sé la “semplice” istanza del racconto; è piuttosto l’urgenza della testimonianza, che si sporca le mani, le affonda nella materia e nel dolore, e diventa necessità.

La necessità di dire qualcosa non tanto di sé, quanto piuttosto del mondo. Ulisse (Gonzalo Callejas, autore anche della scenografia) entra ed esce dal mito omerico e si trasforma in uno dei milioni di migranti che cercano di attraversare la frontiera con il Messico per entrare negli Stati Uniti. Ulisse perpetua il tema sempre aperto – per Brie – dell’esilio e della lontananza da casa: quale sentimento ci si aspetta da un migrante? La nostalgia, che diventa canto delle sirene, tentazione, catena dell’anima? La rabbia dell’insoddisfazione, che imbruttisce e imbarbarisce e porta a delinquere, a stuprare le vacche del sole? La ricerca di se stessi, che spinge a dimenticare chi si è lasciato indietro, perfino un figlio, Telemaco, che disperato corre il mondo per un padre da rivendicare? O ancora: la paura delle minacce, della diversità, l’incapacità di affrontare un Polifemo tamarro e pericoloso che spara a vista sui disgraziati che vagano nel deserto (esistono: sono i minuteman)? O piuttosto la totale ignoranza del proprio futuro, in mano a divinità/destini capricciosi tu-si-tu-no-tu-forse vestiti di brillocchi e di risate insopportabili?

Odissea porta su di sé il mito e l’epica e poi fa salire a bordo il modo contemporaneo dei migranti, dei papponi, del consumismo, della disperazione. Un lavoro complesso e immediatamente penetrante, potente nelle immagini e nelle evocazioni. Risalta l’uso pungente che viene fatto dell’ironia (che delude solo nelle battute in dialetto veneto: se l‘intento era quello di avvicinare ancora di più il pubblico, l‘espediente è stato superfluo), che pervade tutte le due ore e mezza di messa in scena (probabilmente accorciabili per stessa dichiarazione del regista), ma che non sfocia mai in una risata piena: ai primi singulti, la voce si spezza, e ritorna indietro. Non c’è nulla da ridere, la massima concessione è un sogghigno: questa Odissea è una fotografia atroce e spietata. Molta è la rabbia; affinata, distillata, decantata, ma tenuta viva: la rabbia di una condizione umana e sociale di cui si prende dolorosamente atto.

Mille gli espedienti affascinanti della resa scenica: innanzitutto i bambù a penzolare dal soffitto, con una scenografia complicatissima di binari rotanti per creare sempre nuovi spazi; la metonimia sempre efficace, per cui una bacinella è il mare, e una stoffa diventa laccio e frusta e catena impossibile da spezzare; o ancora gli elementi che arrivano dal teatro di strada, come i trampoli, o gli strumenti suonati dal vivo – fisarmonica, chitarra -; ma magnetiche sono anche le coreografie sempre in tensione, piene di energia, e spesso spiazzanti (l’amplesso di Ulisse e Calipso diventa ad esempio una lotta senza fiato); e poi l’uso dello stereotipo amplificato, estremizzato, ridicolizzato: per cui i porci di Circe si ingolfano di coca e hamburger fino al vomito.