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Giuliano Scabia

21 gennaio 2015

Ieri  (20.01.2015), Giuliano Scabia ha tenuto al Teatro Paisiello di Lecce, su invito del Teatro Astragali, una lunga conversazione sulla sua opera e soprattutto su cosa egli intenda per narrazione. Ha proiettato, tra l’altro, un suo  cinepoema: Etna con visione del fuoco, girato assieme all’amico Maurizio Conca.

Riporto o la nota apparsa, qualche mese addietro, in occasione della presentazione del video alla XXIV edizione di “Invideo”, Festival internazionale di cinema.

L’autore dell’articolo che è reperibile al seguente indirizzo internet: http://www.persinsala.it/web/personaggi/incontro-con-giuliano-scabia-2017.html

è Federico Riccardo.

L’articolo tratteggia bene il personaggio e fissa alcune sensazioni che pure io ieri sera ho avuto.

Se fosse un verbo, sarebbe sicuramente “andare”.  Senza necessariamente arrivare, sia chiaro. Ma andare, per «conoscere e rappresentare il gran teatro del mondo».Con queste parole, contenute in una didascalia che chiude un filmino girato a Parigi nel 1983 e presentato (non in versione integrale, ma solo pochi frammenti) al pubblico per la prima volta in assoluto, si presenta al Piccolo Teatro il poeta e drammaturgo Giuliano Scabia, nato a Padova nel 1935 e in concorso alla ventiquattresima edizione di INVIDEO, col suo cinepoema Salita alla montagna Etna con visione del fuoco, girato assieme all’amico Maurizio Conca.Umilissimo conoscitore della letteratura epica cavalleresca, Scabia sembra aver fatto suo questo stile e, dotato della stessa grazia di un cavaliere nonché di un cavallo costruito da solo, ha vagato per tutta la sua carriera alla ricerca di un teatro senza palcoscenico, ma naturale, fatto di vento, boschi e fuoco. E’ lui, infatti, l’ideatore del Teatro Vagante in Italia.

Durante l’incontro col pubblico al Piccolo, Scabia ha rivissuto le tappe fondamentali della sua carriera artistica: ha parlato dell’esperienza con Basaglia e della creazione di Marco Cavallo, simbolo di quell’evasione storica dai manicomi d’Italia, dell’incontro con Paolo Grassi al Piccolo Teatro nel 1968, in un’epoca non certo semplice, per poi arrivare alla sua esperienza al DAMS come docente di Drammaturgia e narrare dei suoi molteplici laboratori con gli studenti.

Una vita all’insegna della leggerezza e della grazia, a detta sua «la vera cosa importante della vita».

Il suo “andare” si compie anche nel cinepoema presentato a INVIDEO e proiettato allo Spazio Oberdan il 30 ottobre. In questa salita verso l’Etna, documentata dal fotografo Maurizio Conca, che a fatica riesce a seguire l’avventura di questo folletto quasi ottantenne, Scabia e il suo amato cavallo arrivano in cima all’Etna e contemplano, dopo tre giorni di viaggio, il fuoco che esce dal vulcano

.Il tutto corredato dalla voce narrante di Scabia, che, tra poesia e contemplazione, si identifica con tutti i personaggi della poesia cavalleresca tradizionale.Quella di Scabia è una continua ricerca di un paesaggio che possa essere teatro.

Ricerca simile, se vogliamo, a quella di Basaglia, ma in un altro ambito. Il suo è un perenne gioco, una voglia di evadere dai confini che la quarta parete ha imposto al teatro, una storia in continuo aggiornamento.Difatti attraverso le belle immagini di Maurizio Conca, impariamo a conoscere la storia di un uomo in movimento perenne, la cui voglia teatrale di agire avviene contemporaneamente a quell’andare, a volte stancante e tortuoso, ma pur sempre poetico e soave.
Titolo originale: Salita alla montagna Etna con visione del fuoco

Regia: Giuliano Scabia, Maurizio Conca – Attori principali: Giuliano Scabia – Durata: 16′ 52” -
INVIDEO- Mostra internazione di video e cinema oltre – XXIV edizione – ORIZZONTI GLOBALI – Dal 29 ottobre al 9 novembre 2014.

Aggiungerei che l’esperienza di Scabia appare caratterizzata da una riflessione sull’immaginazione quale dispositivo di esplorazione e conciliazione dell’essere umano con la realtà; sullo sguardo che, cogliendo insolite assonanze tra le cose, ne vede e ne costruisce di nuove.

Mi venivano, ieri sera, per associazione, mentre leggeva i suoi versi, raccontava le sue avventure: Leopardi e le sue riflessioni sul mito, Antonio Verri, sapiente costruttore di ragnatele sonore, capaci di farti esplodere nella mente colori e geometrie, che ti avvincono e ti fanno comprendere che un altro modo di funzionamento delle cose è possibile.

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