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Archivio per la categoria ‘Post-it’

La morte di Aldo Bello

30 dicembre 2011

Apprendo da un giornale locale la morte di Aldo Bello, avvenuta il 26 dicembre 2011. Direttore di” Apulia”, rivista della Banca Popolare Pugliese, galatinese, aveva 74 anni.  Lo avevo conosciuto grazie ad Antonio Verri, del quale era amico ed estimatore. Uomo di cultura, direttore dal 1991 al 1993 di Televideo-Rai, aveva svolto per lunghi anni attività giornalistica per Radio-Rai. Autore di numerosi libri tra cui “Amare contee”,  ”L’idea armata”,  ”Passo d’Oriente” e “L’Imam”. Aveva serbato un intenso legame con la sua terra, alla quale tornava ogni qualvolta gli si presentasse l’occasione. L’ultima volta che l’ho visto è stato a Giuggianello nell’agosto del 2009, in occasione del Premio Monolite d’Argento: l’organizzazione volle che fossi io a consegnargli il premio e scrivessi la motivazione. Per quell’occasione rividi alcuni suoi articoli usciti su “SudPuglia” (poi “Apulia”), apprezzandone la lucidità di pensiero e la qualità della scrittura.

Due articoli sull’accoglienza degli ebrei a Santa Maria al Bagno

17 dicembre 2011

Due contributi apparsi su “Spigolature Salentine” consentono la ricostruzione della vicenda dell’accoglienza, durante la seconda guerra mondiale, di un gruppo di profughi ebrei, inviati nel Salento, in attesa della conclusione del conflitto

http://spigolaturesalentine.wordpress.com/2011/05/04/santa-maria-al-bagno-e-gli-ebrei-tra-1944-e-1945/#more-26117

http://spigolaturesalentine.wordpress.com/2011/12/17/libri-gertrude-e-samuel-goetz-sopravvissuti-alla-shoah/

 

Un concorso letterario per racconti in griko

30 novembre 2011

Qui di seguito il bando di un interessante concorso per valorizzare la lingua greca e i suoi dialetti, ivi compresi quelli salentino e calabro.

Per accedere al bando >>>

Le storie sul posto. Il progetto giunge al termine

24 novembre 2011

Si è tenuta la cerimonia conclusiva del progetto “Le Storie sul Posto” dell’Associazione Protocaos di Galatone.

Mybox tv ha coperto l’evento.

A questi link è possibile accedere ai video inerenti la serata.

http://www.myboxtv.com/site3/show.aspx?Cod=23489&Content=Presentazione_de_%22Le_Storie_sul_Posto%22_-_1%C2%B0_Parte

http://www.myboxtv.com/site3/show.aspx?Cod=23491&Content=Presentazione_de_%22Le_Storie_sul_Posto%22_-_2%C2%B0_Parte

Un e-book di Maragliano

23 novembre 2011

Dal sito di BOOK REPUBLIC

è possibile scaricare un interessante volumetto di Roberto MARAGLIANO, di cui suggeriamo la lettura.

 

http://www.bookrepublic.it/book/9788863990720-immobile-scuola-alcune-osservazioni-per-una-discussione/

Un articolo de “La Gazzetta” su Wii-Human

26 ottobre 2011

Al seguente link, l’articolo de “La Gazzetta del Mezzogiorno”, in cui si parla della piattaforma Wii-Human, ideata e realizzata dall’Azienda spin-off dell’Università del Salento, EspérO – servizi avanzati per la formazione.

http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDNotizia=465487&IDCategoria=11

Il progredire del sistemico

25 ottobre 2011

E’ uscito il libro di

F. Bottaccioli (a cura di), Mutamenti nelle basi della scienza. L’emergere di nuovi paradigmi sistemici nelle scienze fisiche, della vita e umane, Tecniche Nuove, Milano. ISBN 978-88-481-2700-4.

In esso, il mio contributo:

- La pedagogia alla luce del paradigma ecologico-sistemico.

 

Inglese lingua franca della ricerca? Una interessante riflessione

9 ottobre 2011

Una interessante riflessione è quella di Roberto Esposito apparsa a pag. 52 de  ”La Repubblica” di venerdì 7 ottobre 2011. L’articolo ha per titolo “La ricerca ha bisogno di una lingua madre”, mentre l’occhiello recita “Il dibattito sui criteri di valutazione introdotti dall’Anvur” ed in effetti lo scritto interviene nel dibattito attualmente in atto relativamente a quali misure adottare per misurare la qualità scientifica della ricerca universitaria nel nostro Paese.

Esposito, ammettendo la necessità di “fissare parametri formali di giudizio che mettano fine alla situazione di caos, e talvolta di parzialità, che finora ha reso opaco il sistema del reclutamento universitario”, sottolinea come tale compito debba essere assolto “con un’ampiezza d’orizzonti e una sensibilità culturale proporzionali alla sua rilevanza”, in maniera tale che non si corra il rischio di usare la valutazione come una gabbia piuttosto che come un’occasione di sviluppo della ricerca.

Coglie nella questione della lingua un punto nevralgico e rivelatore. Bisogna incentivare i ricercatori a scrivere in lingua inglese, assumendola di fatto come “lingua franca” della ricerca scientifica in qualsivoglia settore disciplinare.  ”Alla base di tale ragionamento vi è l’idea errata che la lingua non abbia alcun rapporto né con il pensiero che trasporta né con il contesto in cui si genera – quando è ben noto che si pensa sempre ina una data lingua e che ogni lingua è storicamente connotata”. I traduttori sanno bene che ogni lingua ha un suo proprium, del quale ci si rende conto quando si tenti di rendere un concetto espresso in una lingua, in un’altra, che manifesta resistenze alla immediata trasposizione. Questa resistenza è molto utile, poiché rende una lingua in grado di riflettere sul suo proprium. ”L’autoconsapevolezza di un linguaggio nasce sempre dall’urto e dalla comparazione con gli altri”. Quando si propone di utilizzare l’inglese come lingua franca della ricerca si fa un calcolo implicito: si considera che i vantaggi derivanti dall’operazione di standardizzazione linguistici siano superiori alla perdita culturale che ne deriverebbe. E’ insomma il prezzo che la cultura italiana dovrebbe accettare di pagare alla necessaria internazionalizzazione. Esposito nega la fondatezza di un simile calcolo. Almeno in ambito umanistico, proprio il proporre le ricerche italiane in lingua inglese, le priverebbe dell’interesse che ancora oggi riscuotono. Quando le università inglesi e americane decidono di tradurre degli autori italiani è perché scoprono in essi motivi di reale e forte interesse, quindi proprio nel fatto che un autore venga tradotto all’estero risiede la capacità di penetrazione del suo pensiero. Perché privare la valutazione di questo  ”elemento decisivo di giudizio”?.

Almeno in ambito filosofico, “da alcuni anni tra gli autori contemporanei più tradotti in America vi sono gli italiani. Ma sono i pensatori italiani che non imitano gli inglesi né nella lingua né nello stile di pensiero. Sono quelli che portano in tutto il mondo il lessico, lo stile, l’originalità di una peculiare tradizione filosofica, valida precisamente in quanto diversa dalle altre. La cultura, nazionale ed internazionale, nasce da questo confronto e da questo scambio. Da una continua relazione tra identità e differenza, universalità e singolarità. Fuori dalla quale il sapere diverrebbe un contenitore, senza vita e senza anima, di nozioni sempre più ripetitive”.

Giochi di ieri

7 ottobre 2011
Mostra del Giocattolo Antico - Poggiardo

Locandina della mostra "Come giocavano i nostri nonni"

A Poggiardo, presso il Palazzo della Cultura, dal 2 al 16 ottobre è aperta la Mostra del Giocattolo Antico.

Apertura: Lunedì, mercoledì, venerdì dalle 9 alle 12, Martedì e giovedì: 16,30 – 18,30, Sabato e domenica: 17-20.

Manifesto Programmatico Stati Generali della Cultura Popolare

4 ottobre 2011

Durante gli Stati Generali della Cultura Popolare, svoltosi a Torino fra il 22 e il 27 settembre 2011 è stato lanciato a cura della Rete Italiana di Cultura Popolare e sottoscritto dagli intervenuti il seguente manifesto, che ha tra i principali promotori Tullio De Mauro:

1. Le culture si incontrano e ascoltano
La Cultura popolare è un osservatorio privilegiato ove si sperimentano e rafforzano i sentimenti di appartenenza alla comunità umana. Negli ultimi anni l’Unesco ha promulgato alcune convenzioni strategiche su temi e aspetti centrali della Cultura popolare ai quali ci si richiama nel presente Manifesto. In particolare la Convenzione di Salvaguardia per il Patrimonio Culturale Immateriale del 17 ottobre 2003 e la Convenzione sulla Protezione e la Promozione della Diversità delle Espressioni Culturali del 20 ottobre 2005. I Patrimoni immateriali e materiali sono espressione di ciascuna realtà particolare e la diversità delle espressioni culturali si concreta nel dialogo interculturale, le cui basi sono l’ascolto dell’altro da sé e il reciproco riconoscimento.

2. “Fare” Cultura popolare e mantenere la Memoria sono un’impresa collettiva
La responsabilità della conoscenza, salvaguardia e valorizzazione della Cultura popolare deve essere considerata un impegno personale e un dovere sociale e in quanto tale impegno collettivo pubblico e privato non delegabile per intero a pur importanti azioni artistiche e significativi beni materiali. Il “fare” cultura e mantenere la memoria si fondano infatti sulla pratica, sulla condivisione e sulla trasmissione dei saperi nel vivere quotidiano.

3. La buona pratica del passaggio dei saperi
Ogni generazione può essere e vogliamo che sia testimone e tutrice dei saperi dell’esperienza e della memoria, portando in dote alle generazioni future le conoscenze di pratiche e di storie personali e collettive che costituiscono il sistema vitale e riconosciuto di ogni singola comunità umana.

4. L’autonomia e la continuità dell’azione culturale
costituiscono la condizione indispensabile perché i Patrimoni Culturali, nelle loro forme materiali e immateriali, possano conservarsi nel tempo, al di là di ogni mutamento politico, economico e sociale, senza smarrire la propria centralità valoriale.

5. Cultura e Società
Il benessere di una società e dei singoli cittadini non si misura solo quantitativamente in termini di sviluppo economico ma anche qualitativamente in termini di condivisione e partecipazione a un orizzonte culturale comune. Per questo sentiamo il dovere di riconoscere alle politiche culturali una dignità e un’importanza non inferiore a quella delle politiche economiche o sanitarie. La loro attuazione esige un coordinamento in grado di coinvolgere le forze attive del territorio, richiede di attrarre nuove forme di reperimento delle risorse, sollecita all’utilizzo di tecnologie e di forme di comunicazione che aumentino la partecipazione attiva dei cittadini.

CI IMPEGNIAMO

  1. A rendere possibile la costituzione di un sistema di territori che condividendo i principi sopra riportati e dialogando costantemente tra di loro realizzino una coordinata Rete nazionale.
  2. A promuovere un equilibrio fra le politiche di tutela dei beni artistici, storici, architettonici e l’organizzazione e promozione della creatività.
  3. A promuovere politiche di sistema impegnandosi a farle confluire in Reti di sistema, assumendo come proprio il principio che una rete è un organismo policentrico fondato sull’accoglienza di altri soggetti e altre culture.
  4. A riconoscere la pari dignità della Cultura “immateriale” e della Cultura “materiale”.
  5. A considerare i valori della cultura come indissolubili al di là di ogni mutamento politico, economico e sociale.
  6. A condurre i territori e le comunità verso un dialogo aperto, affinché s’instauri uno scambio continuo di esperienze che promuova e trasmetta i Patrimoni culturali come risorse per le nuove generazioni.
  7. A individuare possibili standard minimi di intervento nel campo della cultura ai quali tutte le istituzioni devono corrispondere.
  8. A considerare le politiche di sostegno alla Cultura popolare come impegno strategico delle amministrazioni pubbliche, indipendentemente dalle congiunturali possibilità di predisporre risorse finanziarie ad hoc.
  9. A sostenere economie di scala attraverso un percorso di coordinamento nazionale, ove le singole attività siano frutto di una programmazione condivisa.
  10. A realizzare Archivi della memoria partecipati, come imprese collettive che possano essere il fulcro di un patto di responsabilità culturale e di condivisione dei saperi tra istituzioni pubbliche e private, studiosi, associazioni, scuole e singoli cittadini.
  11. A favorire la diffusione dei principi contenuti nel “manifesto” promuovendone l’inserimento all’interno dei documenti programmatici di ogni territorio, affinché divengano incentivo alle politiche culturali nazionali e sovranazionali.

Condividendone i contenuti e lo spirito ho ritenuto di volerlo firmare e rilanciare.

Chi voglia fare altrettanto si colleghi al seguente link: http://www.reteitalianaculturapopolare.org/it/stati-generali-della-cultura-popolare/manifesto-programmatico.html